The Rambler

DEGAS DANZA DISEGNO
vogue:

NOSTALGIA: Cindy Crawford, Tatjana Patitz, Helena Christensen, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Karen Mulder, and Stephanie Seymour in Gianni Versace Photographed by Peter Lindbergh for the September 1991 Issue of Vogue

Si decide da soli, ma la decisione è popolata di fantasmi… (Maurizio Ferraris, nell’Introduzione a Derrida)

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NOSTALGIA: Cindy Crawford, Tatjana Patitz, Helena Christensen, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Karen Mulder, and Stephanie Seymour in Gianni Versace Photographed by Peter Lindbergh for the September 1991 Issue of Vogue

Si decide da soli, ma la decisione è popolata di fantasmi… (Maurizio Ferraris, nell’Introduzione a Derrida)

vogue:

Models Backstage at Marios Schwab Photographed by Robert Fairer

così dice Jolanda Insana:
dove la vita posa il piede affatturato
tenendo il cuore in punta di dito
la scomunicata arriva e pianta chiodi

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Models Backstage at Marios Schwab Photographed by Robert Fairer

così dice Jolanda Insana:

dove la vita posa il piede affatturato

tenendo il cuore in punta di dito

la scomunicata arriva e pianta chiodi

«Sono affari miei.»(Maria Callas, al maestro Nicola Rescigno, che le chiedeva come avrebbe mai potuto tenere il tempo superveloce che lei stessa aveva chiesto per un certo passaggio vertiginosissimo del “Pirata” di Vincenzo Bellini)

«Sono affari miei.»

(Maria Callas, al maestro Nicola Rescigno, che le chiedeva come avrebbe mai potuto tenere il tempo superveloce che lei stessa aveva chiesto per un certo passaggio vertiginosissimo del “Pirata” di Vincenzo Bellini)

Si racconta che mentre Karajan registrava la quarta di Brahms, diede l’attacco facendo tremolare la bacchetta. Al che il primo violino domandò: “Maestro, quando vuole esattamente che attacchiamo?”.
“Quando non ne potete più fare a meno”, fu la laconica risposta.
_____________________________________________________________
Il quadro, arcinoto, è di Dante Gabriele Rossetti. Raffigura i due amanti perduti: Paolo e Francesca.
Ora, permettetemi di suggerire l’accostamento, impudico, irresponsabile, tra il tremolio della bacchetta di Karajan e quel “tremante” del magnifico verso dantesco:
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.

Si racconta che mentre Karajan registrava la quarta di Brahms, diede l’attacco facendo tremolare la bacchetta. Al che il primo violino domandò: “Maestro, quando vuole esattamente che attacchiamo?”.

“Quando non ne potete più fare a meno”, fu la laconica risposta.

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Il quadro, arcinoto, è di Dante Gabriele Rossetti. Raffigura i due amanti perduti: Paolo e Francesca.

Ora, permettetemi di suggerire l’accostamento, impudico, irresponsabile, tra il tremolio della bacchetta di Karajan e quel “tremante” del magnifico verso dantesco:

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Come disse il direttore C.Kleiber agli orchestrali durante una prova:
“SIATE PIU’ SENSUALI CHE FEDELI”.
Questo è l’unico comandamento per chi vive d’arte e di immagini, di foto, di ritratti, di dipinti.
Questo è un Ingres tutto da ammirare, in silenzio.

Come disse il direttore C.Kleiber agli orchestrali durante una prova:

“SIATE PIU’ SENSUALI CHE FEDELI”.

Questo è l’unico comandamento per chi vive d’arte e di immagini, di foto, di ritratti, di dipinti.

Questo è un Ingres tutto da ammirare, in silenzio.

Il crepuscolo celtico

 

Ho sempre creduto, come Stevenson, che vi siano posti fatti per far nascere o suggerire una storia. Come alcune coste frastagliate del nord sembrano adatte ad accogliere nubifragi e navi alla deriva, così ci sono quieti giardini che esigono il delitto, ove si nascondono cadaveri tra le siepi. Visto che la parola su cui si è aperto questo mio tumblr, abusata dai poeti e spennellata dai pittori, è il tramonto, l’ho immaginato come si conviene tra le colline, popolato da fate e folletti, intessuto e intricato come la miniatura di Richard Dadd.

Io bramo i “crepuscoli celtici”, come Yeats li chiamò.

Ho voglia di estati irlandesi, di occasi fatati.

Sento in quel peregrinare delle “schiere dei morti verso il Sole” la metafora che meglio riassume la loro intensità.

“Io non vorrò credere mai con ferma sicurezza che non vi sia nulla nel tramonto, ove i nostri progenitori immaginarono le schiere dei morti seguire il Sole o nient’altro che una vaga presenza destinata a commuoverci poco o nulla. Se la bellezza non fosse una via d’uscita da quella rete in cui siamo stati imprigionati nel nascere, non resterebbe a lungo bellezza: tanto varrebbe allora starcene a casa seduti accanto al fuoco a ingrassare un corpo pigro o correre su e giù in qualche vano sport, piuttosto che contemplare la più bella veduta che la luce e le ombre abbiano mai composto tra il verde delle foglie. Mi dico, che quando sono del tutto libero dall’intrico della questione, che gli esseri divini sicuramente esistono: solo noi che non possediamo né semplicità né saggezza li abbiamo negati, mentre i semplici di ogni epoca i saggi del tempo antico li hanno visto e con loro hanno persino parlato.”

Ho scelto per omaggiare questo tramonto una immagine che è il suo contrario, il verso della medaglia più atroce, perché nessuno è capace di carpire emozioni pure.

Io non sono Oscar Wilde

Ho visto che su tumblr sono di gran moda le fotografie di fotografi più o meno conosciuti. Sciorinare elenchi di pose e di ombre sembra sia il compito di tutti i tumblriani del mondo. E tutto questo necessariamente finisce per conferire alla foto, archetipo dell’immediatezza e della vividezza per eccellenza, ciò che il grande Robert Burns nel suo Tam o’Shanter attribuiva al piacere dei sensi paragonandoli a “neve sul fiume caduta/ Bianca un momento, poi sempre perduta”.

Credo questo sia colpa in parte delle foto, intendo quelle oscene quelle cattive quelle maleducate, in parte del mezzo attraverso cui le immagini ci arrivano e che è in questo caso la rete, il cui più calzante attributo si chiama “click”. (oggi con la rotella del mouse si scorre anche prima). 

Ecco, il fatto è che non so quanto convenga riempire il mondo di immagini e di ombre di ombre, come ben sapeva il vecchio Plato. Soprattutto se possiamo beneficiarne senza prezzo, gratuitamente. Potrebbe sembrare o forse lo è una colpa. 

E mi viene da ridere quando penso che Oscar Wilde diceva che i tramonti non erano apprezzabili perché non si dovevano pagare. Per fortuna anni dopo un altro scrittore lo contraddisse, dicendo: Oscar Wilde aveva torto: i tramonti si pagano. Possiamo pagarli con il semplice fatto di non essere Oscar Wilde. 

Ecco, premettiamolo subito, io non sono Oscar Wilde.

Condivido con voi questa enorme tragedia.

PS la prossima volta quando volete pubblicare la foto di un tramonto non dite che è banale, pensatemi. Forse siete semplicemente voi a non esserne all’altezza.

G.Q. aka sigurd

Il bello del rubare libri (e non casseforti) è che si può esaminarne il contenuto con calma prima di commettere il crimine. (R.Bolaño)

Il bello del rubare libri (e non casseforti) è che si può esaminarne il contenuto con calma prima di commettere il crimine. (R.Bolaño)